martedì 27 agosto 2019

#32 Evereth

Oggi pubblico la recensione di Evereth di Claudia Sabella edito Elpìs, casa editrice che ringrazio per la collaborazione.



Autore: Claudia Sabella
Editore: Elpìs Editrice
Pagine: 230
Data di pubblicazione: 1 gennaio 2018
Genere: Romanzo storico

SINOSSI

Fuggita. Se fosse rimasta, la sua età ancora innocente in una
Palermo degli anni Venti sarebbe stata macchiata dalla violenza.
Sola. Quando incontra un uomo dagli occhi sprofondati e color
nocciola, non può evitare di seguirlo: lui conosce il Teatro, ciò a
cui lei aspira segretamente. Eppure, nonostante la sua
ammirazione, il palcoscenico non risponderà al suo richiamo. Non
finché lei non sarà davvero pronta a fare sentire al mondo la sua voce, a fare risplendere
la sua luce. Luce che giungerà fino a un punto in ombra, su nelle gallerie. Fino agli occhi
attenti di colui che è lì per lei. Tra le tende color cremisi del sipario e l’oro del suo vestito,
tra l’eterna nostalgia e gli orrori della guerra, dell’uomo. Tra occhi dal colore indistinguibile
e giochi d’ombra: qui, è Evereth.

☆☆☆

ESTRATTO

“Non possedevo nulla, se non i miei libri e i ritagli di giornale che parlavano
della mia passione.
Non indossavo collane o bracciali, non avrei neppure potuto indossare un
paio di orecchini, né avevo mai avuto nulla di simile.
Da quel momento, oltre a brillare come una stella, grazie a Berto ebbi la
fierezza di una regina.”

☆☆☆

Evereth è un romanzo delicato nonostante tratti anche tematiche serie e tristi. La delicatezza traspare dalla penna della Sabella e dall'animo della sua protagonista. Evira, chiamata in famiglia Eviretta, è costretta a fuggire di casa aiutata dalla madre e dal fratello Ciro per evitare un matrimonio combinato che la farebbe solo soffrire. Evira fugge, prende il treno che non sa dove la porterà, fugge con la morte nel cuore per dover lasciare la propria casa, la propria terra e la sua famiglia. In viaggio incontra Berto, un uomo che la accoglie con sé e del quale però non sa se fidarsi, potrà mai raccontargli chi è e qual è la sua triste storia? Berto la conduce con sé a Bologna dove dirige un teatro, luogo dal quale Evira è sempre rimasta affascinata. Evira non è molto loquace, rivolge poche parole a Berto e alla compagnia teatrale fino a quando Berto decide che è arrivato il momento di farla entrate in scena. Evira che si farà conoscere al suo pubblico con il nome di Evereth conquista tutti, la critica, il pubblico, i giornalisti e il cuore di qualche uomo. Il suo successo e la sua bravura sono così grandi tanto da essere richiesta nella città di Berlino, al teatro Weston. Lì le luci della ribalta sono accecanti e si spegneranno solo con l'arrivo della seconda guerra mondiale che spazzerà via i sogni di tutti, le speranze, le gioie. 
Quella di Evereth è una storia triste nonostante abbia conosciuto il successo ed anche l'amore. Leggendo la sua storia tramite le sue parole è come se vedessi nei suoi bellissimi occhi un perenne velo di malinconia. Ho percepito in lei anche nei momenti più felici sempre un velo di tristezza, forse la lontananza da casa, dai suoi affetti, non le ha mai permesso di vivere fino in fondo la felicità per il suo successo. D'altronde non è facile non poter condividere con le persone più amate i propri successi, il raggiungimento dei propri traguardi e la realizzazione dei propri sogni. Proprio per questo Evereth conserva per la madre tutti i ritagli di giornale che parlano di lei e del suo sogno divenuto realtà, con la speranza che un giorno possa farglieli leggere. Per fortuna nella vita di Evereth c'è stato anche l'amore, Evereth si innamora e lo fa in modo viscerale e donando tutta sé stessa. 

 "Respirai il suo profumo, chiudendo gli occhi, mentre una lacrima scivolava dalle mie ciglia e si perdeva in quel bacio che avevamo a lungo aspettato, desiderato. E che ci stava distruggendo dentro. Poterlo abbracciare, poterlo vivere. Come avevo potuto sprecare così tanto tempo di noi? Sembrava chiedersi la stessa cosa, mentre io mi distruggevo ancora e ancora, mentre dalle mie labbra passava a sfiorarmi il mento, il collo, l'orecchio, in un respiro che chiedeva di me, in un lamento che voleva essere un grido." 

Il personaggio di Evereth non si può non amare, non si può non tifare per lei, per quella ragazzina che pur diventando donna conserva in sé tutte le fragilità e le insicurezze di una bambina quando si trova a dover fare i conti con l'amore, con l'amicizia e con il proprio passato. Evereth però quando vede Berlino cadere in ginocchio a causa della guerra tira fuori tutta la tenacia, il coraggio e la forza che possiede. Prova a non soccombere alla guerra, alle barbarie che è costretta a vedere e subire. Evereth è sia una donna delicata ed introversa ma anche tenace e combattiva quando serve. 
Come ho già detto la penna dell'autrice è delicata, la sua scrittura è fluida e priva di fronzoli e descrizioni inutili al fine della storia. Evereth è un libro che va assaporato come merita, proprio com un buon bicchiere di vino.
Non attribuisco al libro punteggio pieno solo perchè avrei approfondito maggiormente alcune parti del libro, come la storia d'amore vissuta dalla protagonista alla quale, a mio parere, sono state dedicate poche pagine.

💔💔💔💔/5💔

L'AUTRICE
Claudia Sabella, editor della casa editrice Elpìs, ama la lettura da quando era bambina e si è appassionata, crescendo, anche alla scrittura, tanto da farne il proprio mestiere. Dopo diversi anni dal suo primo esordio con la scrittura di un romanzo, “Evereth” è la prima opera che pubblica con la sua casa editrice.

lunedì 26 agosto 2019

Segnalazione: L'Altopiano dei draghi

Oggi vi segnalo l'uscita del romanzo d'esordio di Elisa Cavezzan, L'Altopiano dei draghi.


Autore: Elisa Cavezzan
Editore: Argento Vivo Edizioni
Pagine: 380
Anno di pubblicazione: 2019
Genere: Fantasy

SINOSSI

Giada ha sempre vissuto un'esistenza tranquilla nell'Altopiano dei draghi. Fa parte della grande famiglia dei draghi sputafuoco, ha quasi compiuto sedici anni ed il suo unico obiettivo è quello di superare la grande prova che le permetterà di acquisire il suo posto all'interno di una delle gerarchie dei tre villaggi dei draghi. Il suo aspetto è molto diverso rispetto a quello dei grandi abitanti dell'Altopiano, ma questo per lei non è mai stato un problema. Eppure, le cose sono destinate a cambiare quando Shaila, il Guardiano dei draghi, entrerà nella sua vita e le spiegherà in cosa consista il suo destino. Allora Giada scoprirà che i draghi sono solo uno dei cinque popoli che abitano la terra e che lei è stata creata per riportare alla luce la dinastia alla quale realmente appartiene, ossia quella degli esseri umani. Giada accetterà di rinunciare al calore della famiglia ed alla quiete dell’Altopiano per abbracciare il destino che è stato scelto per lei?

L'AUTRICE
Elisa Cavezzan, classe 1990, vive nel trevigiano con il marito Michele ed i loro due gatti, Goku e Chichi. Nel 2009 si diploma come geometra, ma le sue innate passioni per gli animali e per la lettura, in particolar modo di romanzi fantasy e manga giapponesi, le hanno dato la giusta motivazione per dedicarsi alla scrittura di una propria saga. L’Altopiano dei draghi, il primo volume del ciclo "Le cronache di Giada", è il suo romanzo d'esordio.

#31 Paradise Falls 1. Il paradiso

Buon pomeriggio miei cari lettori, oggi pubblico la recensione di Paradise Falls 1. Il paradiso di Don Robertson in collaborazione con thrillenord.



Autore: Don Robertson
Traduttore: Nicola Manuppelli
Editore: Nutrimenti
Pagine: 672
Anno di pubblicazione: 2018
Genere: Romanzo

SINOSSI



“Se cercate un vero uomo, ricopritelo di catrame. Ficcategli delle piume nel naso. Cacciatelo dalla città. Trasformatelo in un animale. E poi aspettate di vedere cosa succede. Solo un uomo su mille può riscattarsi da un simile oltraggio. Laverà via il catrame e rimuoverà le penne, e poi… E poi vi converrà fare attenzione”.
Paradise Falls è l’Arcadia, un piccolo villaggio nel cuore dell’Ohio, simbolo di un’America che poggia fermamente sui valori dei padri fondatori. A capo della comunità c’è Ike Underwood, l’uomo forte che ne ha forgiato carattere e istituzioni, fedele all’antica moralità e al rispetto delle tradizioni: un pilastro di cui nessuno ha mai osato mettere in discussione l’egemonia. Ma i tempi sono ruggenti e mutevoli, la guerra contro il Sud ha lasciato scorie, e l’apparente idillio è destinato a essere spazzato via dalla sfrenata ambizione di un giovane forestiero, Charley Wells. Paradise Falls. Il paradiso è il primo volume del romanzo più ambizioso di Don Robertson, il labirintico, appassionante ritratto di una cittadina del Midwest, del suo sviluppo e del suo declino morale, nei decenni che seguono la guerra civile americana. Un’epopea fatta di intrighi politici, lotte intestine, sesso e violenza, costellata di personaggi e storie indimenticabili. Un’opera di incredibile forza e attualità, che conferma Robertson come uno dei grandi narratori americani del Novecento.

E’ il 1865 e lo scenario con cui iniziano le vicende di Paradise Falls, contea nello stato dell’Ohio è quello dell’arrivo dei Paradise Falls Blues reduci dalla guerra contro il Sud. Gli abitanti di Paradise sono pronti ad accoglierli come meritano. C’è Isaac (Ike) Underwood con la moglie Phoebe e il figlio Phil, c’è J.K Bankson, l’editore del Democrat, giornale di Ike Underwood. Ci sono il giovane Bill Light, Amelia Burkhart, il vecchio Jake Phillips, la banda musicale, il sindaco Pillsbury, i membri del clero, Mrs Magill, Oliver P. Purvis con i figli Ferd, Priscilla ed Editha e tanti altri. E’ un grande giorno per la contea di Paradise, sono tutti lì ad aspettare il treno che riporterà a casa i soldati, parenti ed amici degli abitanti di Paradise.
La contea di Paradise Falls è considerata l’Arcadia, ossia la terra dove uomini e donne vivono in perfetta armonia. Ma non è tutto oro ciò che luccica perché anche lì ci sono i soliti dissapori tra gli abitanti che caratterizzano ogni città e paese. La contea ha al suo interno un insediamento di persone di origine tedesca, i loro nomi sono Soeder, Brandt, Buehler, Stumpf, Rapp, Burkhart, Neumark, Osterhaus e Jurgens. Sono persone molto pulite, rigide, parsimoniose, timorose del loro rigido Dio luterano, grandi lavoratori tuttavia non sono ben visti da molti abitanti della contea forse perché sono comunque considerati degli immigrati. Nel sud est della contea c’è anche una regione denominata regione dei Masonbrink, comprende quelli che sono i terreni agricoli più poveri ed è il luogo dove ci sono stati i primi insediamenti. I Masonbrink sono considerati sciatti, ottusi, per gli abitanti della contea vivere come un Masonbrink è la cosa peggiore che possa esistere.
Ike Underwood con sua moglie Phoebe e il figlio Philip costituiscono la Prima Famiglia di Paradise Falls. Egli è l’uomo più ricco della contea ed è grazie a lui che esiste Paradise Falls. Lui, insieme a Morris, un negoziante, hanno spianato la strada.

“La sua banca, il suo giornale, la Paradise Falls Clay Products, i vari stabilimenti commerciali e le piccole fabbriche che Ike controlla […] – queste istituzioni permettono al villaggio di esistere. Senza di loro, sarebbe morto. Senza Ike Underwood, soprattutto, non sarebbe mai stato creato. E così è onorato.”

Il potere di Ike viene messo in discussione dall’arrivo di Charley Wells e della moglie Nancy. Charley è un uomo che si è fatto da sé, ha sempre amato Nancy ma lei non si è concessa tanto facilmente. Prima Nancy si fidanza con il migliore amico di Charley, poi si sposa con un altro uomo. Rimasta vedova, Charley torna all’attacco e i due si sposano e vanno ad abitare a Paradise Falls. Le ambizioni di Charley sono enormi, vuole contrastare il potere di Ike, vuole più di ciò che ha lui: il potere, i soldi ed il rispetto degli abitanti della contea. Ike non gli renderà semplice la scalata al successo ma Charley è un osso duro, utilizza ogni mezzo lecito e non per ottenere ciò che vuole. Due galli in un pollaio sono troppi, chi avrà la meglio? Il giovane Charley o il vecchio Ike?
Paradise Falls è un libro che parla di uomini, di donne, delle loro vite, dei loro ideali, dei loro sogni, delle loro ambizioni, dei loro credo, delle loro passioni, delle loro paure, dei loro amori. Robertson scandaglia per il lettore la vita dei suoi personaggi, ci racconta di loro “vita, morte e miracoli”, ci fa conoscere il loro passato e il presente, ci fa capire come sono diventate le persone che sono ora. La descrizione che ne fa l’autore è minuziosa, ogni personaggio ci viene presentato a 360°, le loro vite e le loro storie si intrecciano, ci sono matrimoni, nascono figli che popolano la contea di Paradise. Robertson è bravissimo a creare i suoi personaggi così come a creare la loro ambientazione, li inserisce in un determinato contesto storico prima, durante e dopo la guerra di secessione nello stato dell’Ohio, in una contea creata dalla sua immaginazione. Il libro è bello corposo ed è infarcito di numerose tematiche piuttosto importanti, prima fra tutte l’abolizione della schiavitù.

“Forse uno schiavo negro non vive come il re d’Inghilterra, ma come vivrà da persona libera? Starà peggio di quando era schiavo, molto peggio. Non avrà nessuno che si prende cura di lui. Dovrà cavarsela da solo. Dovrà pagare le tasse, possedere armi, stipulare un mutuo in banca. […] una guerra sarebbe la cosa peggiore che potrebbe accadere, per il Nord, per il Sud, per i negri, per tutti. Le guerre non hanno mai risolto nulla, e meno che mai ci riuscirà questa guerra. Se i sudisti si vogliono separare, io dico di lasciarli andare, e buona fortuna. Una secessione è meglio di una guerra.”

Queste sono le parole di Charley che vuole candidarsi per una carica politica. Egli è contrario alla guerra, secondo lui in caso di guerra il Nord avrebbe vinto e probabilmente i negri sarebbero stati liberati. Una volta liberi avrebbero cercato un lavoro ed essendo neri si sarebbero accontentati di salari più bassi e avrebbero tolto il lavoro ai bianchi. Una tematica molto attuale se si pensa che in molti oggi sono contrari all’immigrazione perché gli immigrati priverebbero gli italiani di un posto di lavoro dato che uno straniero “costa meno”. 
Un’altra tematica che ha attirato la mia attenzione è il ruolo della donna in quel periodo storico. Ogni donna ha come scopo nella vita trovare un buon partito da sposare e con cui mettere su famiglia. Ogni donna vive per compiacere il proprio uomo e crescere i propri figli.
L’autore però ci fa conoscere anche donne che oltre a fare ciò sono un sostegno per il proprio uomo, lo consigliano e non gli danno per forza ragione. Ci sono donne come Nancy, moglie di Charley, come Phoebe, moglie di Ike e Catherine Anne Light, moglie di Virgil T. Light che oltre a ricoprire il tipico ruolo di moglie sono donne che non si tirano indietro se si sentono di criticare il proprio uomo, sono donne tutto d’un pezzo, con gli attributi, che sanno consigliare meglio di chiunque altro e che non si fanno mettere i piedi in testa. C’è anche chi si permette qualche scappatella alle spalle del marito.
Dietro quei grandi uomini ci sono sicuramente grandi donne! Di argomenti di cui parlare riguardo Paradise Falls ce ne sono tanti ma non posso rivelarvi altro. Questo è un libro che non si dimentica perché è scritto in maniera egregia, la penna di Robertson è ironica, talvolta dissacrante. La narrazione è scorrevole e molto piacevole. L’unico appunto che mi sento di fare è che talvolta a causa dei numerosi personaggi e dei salti temporali è difficile tenere il filo della narrazione. Consiglio Paradise Falls 1 a chi ama i romanzi storici, a chi vuole approfondire il periodo storico che va dalla seconda metà dell’800 al ‘900 e lo vuole fare in maniera leggera e talvolta divertente.

💔💔💔💔/5💔

L'AUTORE

Don Robertson (1929-1999), nativo di Cleveland, Ohio, autore di diciotto libri, ha goduto per più di un decennio di un grande successo in America, al punto che uno dei suoi romanzi, The Greatest Thing That Almost Happened, divenne un film per la televisione nel 1977. All’attività di scrittore, che gli valse il Putnam Award e il Cleveland Arts Prize for Literature, ha sempre affiancato il lavoro di giornalista. Senza mai smettere di scrivere, si è allontanato progressivamente dall’ambiente letterario, anche a causa di gravi problemi di salute, fino a venirne dimenticato.

martedì 20 agosto 2019

Segnalazione: Dimmi solo ti amo

Oggi vi segnalo l'uscita di Dimmi solo ti amo di Alex Refrain in uscita domani 21 agosto.


Autore: Axel Refrain
Pagine: 200
Data di pubblicazione: 21 agosto 2019
Genere: Romance
Prezzo: € 0,99

SINOSSI

James Williams ha praticamente tutto: un buon lavoro come giornalista
nella prestigiosa Uk Press di Londra, un bell’appartamento che si affaccia
su Hyde Park, pochi amici ma buoni e una vita tranquilla che scorre tra
lavoro, supermarket e serie Tv.
Quello che non ha è l’amore. Uscito da una lunga relazione è ormai single
da quattro anni e non crede più in questo folle e irrazionale sentimento.
Un giorno, mentre si trova sulla metro per rientrare a casa dal lavoro,
incontra, o meglio, si scontra con una ragazza.
Basta uno sguardo, il profumo del suo balsamo e la sua voce per far
scattare in lui una scintilla quasi sconosciuta.
Nella sua testa e, soprattutto, nel suo cuore cambia tutto.
Potrà, forse, questa ragazza misteriosa assumere le sembianze di un vero
e proprio uragano in grado di sconvolgere la sua esistenza?
Ma, soprattutto, cosa succederà quando l’uragano sarà passato?
James sarà in grado di scordare e dimenticare quei sentimenti in nome
della ragione o il cuore, per la prima volta nella sua vita, lo porterà a
rivoluzionare completamente le sue certezze?

Intervista: Laura Di Flaviano

Buon pomeriggio miei cari lettori, oggi con grande piacere pubblico l'intervista a Laura Di Flaviano, autrice di Non mi inganni.

Ciao Laura, grazie per aver accettato l’intervista per il mio blog. Che ne dici di parlarci un po’ di te?
Ciao Ilaria, grazie a te per avermi offerto l’opportunità di farmi conoscere meglio.
Mi piace definirmi una donna che si ama e ama tutto quello che fa e che la circonda, al di là del ruoli che rivesto nella vita come madre, moglie, figlia e lavoratrice. Sono figlia di genitori sordi dalla nascita, caratteristica che mi ha resa precocemente matura, responsabile ed introversa.
Ho desiderato tantissimo diventare madre e sono attenta, cerco di dare il massimo, parlo moltissimo con mio figlio e più il tempo passa più mi rendo conto che, mentre io lo aiuto a crescere, lui insegna a me a vivere la vita.
Faccio un lavoro che amo moltissimo, a contatto con il pubblico e questo mi dà la costante opportunità di confrontarmi con il prossimo. Dico spesso che sono una psicologa per i miei clienti, ma non posso negare che anche loro mi offrono un supporto e un sostegno tutt’altro che indifferenti!

Come è nata la tua passione per la scrittura? C’è qualche autore che ti ha ispirata maggiormente?
La mia passione per la scrittura nasce durante l’adolescenza. È cominciata con le classiche annotazioni e confidenze sul diario segreto. Inventavo o riportavo fatti realmente accaduti in modo romanzato e ne venivano fuori sempre delle storielle molto divertenti. Probabilmente il mio imprinting nasce dalla lettura di libri Harmony, gli unici che mia madre legge e seminava per casa, perciò in realtà non ho un autore che mi ha ispirata in quel senso. Mi ci sono voluti anni per abbandonare il rosa e sperimentare prima il fantasy, poi l’avventuroso e infine thriller, horror e storici. Per assurdo, oggi il genere romance è quello che leggo meno!

Come è nata la trama di Non mi inganni
La trama di Non mi inganni nasce dall’esigenza di creare una storia a Laura. Il progetto è molto ampio e ambizioso e riguarda diverse storie che nascono all’interno di un gruppo di amici abbastanza nutrito. I vari personaggi si ritrovano spesso anche nei successivi libri nei quali non sono più protagonisti.
Avevo in mente tante storie e volevo che in tutte ci fosse un “attore non protagonista”, un riferimento, qualcuno che dà sempre un buon consiglio. Solo successivamente ho sentito l’esigenza di creare un passato, degli amici, una famiglia, una vera e propria storia a questo individuo. La trama di Non mi inganni nasce così e inizialmente Drake doveva essere soltanto un elemento scatenante, i riflettori dovevano puntare sulla trasformazione di Laura. Man mano che scrivevo però il suo passato prendeva forma e mi affezionavo fino a quando mi sono resa conto che anche lui aveva molto spessore ed è diventato importante tanto quanto lei.

Laura è una psicoterapeuta, come mai hai deciso questo ruolo per la tua protagonista femminile?
Avevo bisogno che questa “attrice non protagonista” potesse reinserirsi in ogni libro, come il prezzemolo e dovevo darle un ruolo credibile, doveva essere un personaggio abbastanza maturo ed esperto da poter essere cercato dagli altri come un punto di riferimento e la psicoterapia mi è sembrata perfetta.

Drake e Laura hanno vissuto vite diverse ma entrambe sono state segnate da due lutti difficili da elaborare. Credi che esperienze comuni possano avvicinare due persone, che ognuna può essere il balsamo lenitivo per le ferite dell’altro? 
Non saprei. Credo che alla base di tutto ci debba essere molta sensibilità, empatia e ascolto. Vivere esperienze simili non vuol dire elaborarle nello stesso modo e riuscire a capire in automatico il travaglio di chi ci sta accanto. Le situazioni da analizzare sono troppe a partire dalla storia personale che lega i soggetti in questione prima della tragedia. Temo invece che esperienze troppo simili possano creare aspettative dolorosamente disattese. Tu pensi che l’altro provi le stesse emozioni e poi invece scopri che siete lontani anni luce. Dare per scontato che un altro capisca al volo il tuo stato d’animo soltanto perché ha vissuto qualcosa di simile può fare danni enormi. Stare accanto ad una persona che soffre è complicato e spesso frustrante. Ritengo che il silenzio sia la soluzione più confortante. Con certi dolori le parole sono inutili. Sono certa che la nostra presenza possa essere balsamo per un altro, non sono altrettanto certa che aver vissuto esperienze comuni possa aiutare a dare il giusto conforto.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai già in cantiere una nuova storia per i tuoi lettori?
Vorrei scrivere e pubblicare finché ho ispirazione e siccome per me è molto terapeutico e mi aiuta ad evadere in un mondo parallelo, senza problemi, vorrei che l’ispirazione non finisse mai! Continuerò a scrivere perché mi rende felice poter creare e raccontare storie nuove e sì, il prossimo libro dovrebbe uscire in autunno!

Quali libri hai letto ultimamente che ci senti di consigliare?
I libri che mi hanno più colpita negli ultimi 6 mesi sono Fiori sopra l’inferno di Ilaria Tuti, A volte ritorno di John Niven e L’amore è un difetto meraviglioso di Graeme Simsion. Tre generi diversi e fuori dal comune. Fiori sopra l’inferno è un thriller pieno di umanità, mi ha tenuta sulle spine e mi ha commossa allo stesso tempo. A volte ritorno non è un libro che mi sento di consigliare a tutti. Appare dissacrante e volgare ma dà moltissimo da pensare e io ancora ci penso! L’amore è un difetto meraviglioso è un libro divertentissimo che parla di un individuo con elevate difficoltà di relazione sociale. Potremmo definirlo un libro d’amore ma decisamente fuori dalle righe.


Link alla recensione: Recensione

NON MI INGANNI













Autore: Laura Di Flaviano
Editore: Youcanprint (self-publishing)
Pagine: 211
Data di pubblicazione: 21 febbraio 2019
Genere: Romanzo

SINOSSI
Drake è un giovane avvocato che preferisce fare il fotografo e Laura è la sua inaspettata psicoterapeuta. Nonostante un inizio poco promettente e ancor meno collaborativo, ricco di provocazioni, dialoghi vivaci e battute pungenti, Laura impara a guardare oltre le maschere di Drake e tra i due nasce un rapporto inaspettato e complesso. Laura convive con un ricordo doloroso che influenza ogni sua scelta personale mentre Drake deve fare i conti con le conseguenze di un passato che non può ignorare. La paura di rivivere determinate situazioni e di incappare negli stessi errori li spaventa, fino a quando non capiranno che per ritrovare la serenità serve il coraggio di mettersi in gioco.

lunedì 19 agosto 2019

Segnalazione: Voglio amarti

Oggi vi segnalo l'uscita di Voglio amarti di Simona Busto edito Reading With Joy.


Autore: Simona Busto
Editore: Reading With Joy
Pagine: 119
Data di pubblicazione: 14 luglio 2019
Genere: Romance
Link d'acquisto: Amazon
Ebook: Amazon


SINOSSI

“Se fossi più giovane mi vedrebbe in maniera diversa. Se fossi più giovane potrei lasciare
che il nostro rapporto progredisca con calma. Se fossi più giovane lo conquisterei”.
“Se fossi meno giovane mi prenderebbe sul serio. Se fossi meno giovane non sarei amico
di suo fratello. Se fossi meno giovane la conquisterei”.
Ambra e Daniele non possono amarsi.
Non importa se quando sono vicini l’aria si carica di elettricità. Non importa se l’intesa e la
passione tra loro colmano qualsiasi distanza li separi.
Tra loro ci sono cinque anni di differenza. Troppi per una donna che vuole un figlio. Troppi
per un uomo che non ha ancora nulla da offrirle.
E quel legame intenso e passionale finisce per tramutarsi in sofferenza.
Eppure quando sono insieme nulla sembra contare. Né la differenza d’età, né il forte
rapporto d’amicizia che lega Daniele al protettivo fratello di Ambra. Vincerà l’amore?

L'AUTRICE
Scrivere per me è un’esigenza dell’anima, e sono sempre felice di cedere al canto della mia sirena letteraria. Lei mi sussurra all’orecchio e le mie dita ubbidiscono senza esitazione, correndo veloci sulla tastiera. Adoro raccontare le mie storie e amo sentire l’opinione dei lettori. Blogger e semplici appassionati di libri mi hanno spesso onorato dedicandomi qualche parola su Amazon o sui social. Scoprire una nuova recensione o anche un semplice commento mi regala attimi di pura gioia. Una decina d’anni fa sono stata segnalata a due concorsi letterari: premio Artenuova e premio Bompiani-scrivi.com. Inoltre ormai da tempo pubblico storie di vita vera sulla rivista "Confidenze tra amiche"; (Mondadori). Di recente ho iniziato a lavorare come traduttrice freelance e collaboro al momento con due case editrici. Perché tradurre è la mia seconda passione, mentre la terza sono gli animali. Ho all’attivo quattro romanzi e altrettanti racconti brevi, autopubblicati, alcuni di genere romantico e altri fantasy. Tutti mi hanno regalato grandissime soddisfazioni in termini di riscontri e classifica, e mi hanno reso felice di aver intrapreso la difficile strada della narratrice. I miei personaggi sono persone forti, spesso complesse e controverse, impegnate in una costante sfida contro se stesse, gli altri e la vita. L’amore è una battaglia da vincere a ogni costo, anche quando l’avversario si nasconde sotto la maschera della ragione.

martedì 13 agosto 2019

RUBRICA: Un viaggio nella psicologia con la letteratura

Buongiorno cari lettori, oggi pubblico l'appuntamento con la rubrica di psicologia "Un viaggio nella psicologia con la letteratura" sempre in collaborazione con thrillernord. Questa volta affronto il tema della Dipendenza affettiva e lo faccio prendendo in esame Un anno felice di Chiara Francini.


Autore: Chiara Francini
Editore: Rizzoli
Pagine: 345
Anno di pubblicazione: 2019
Genere: romanzo

SINOSSI

L’amore capita, come le grazie. Si impara quando ti piomba addosso. È inevitabile. È lui stesso che ci insegna lacerandoci e premiandoci di continuo. È un istinto. Solo che non capiamo quando inizia il premio e quando la tortura. Ed è lì che bisogna imparare, imparare a salvarsi. E a riderci su.
Tanto che a volte non ne distinguono bene il volto. Melania, lunghi capelli mossi color castagna e due sopracciglia pennellate alla Rossella O’Hara, abita in centro a Firenze con la sua amica Franca. Potrebbero sembrare due studentesse fuori sede. In realtà sono solo due ragazze fuori corso a cui finora il tanto studio ha portato arguzia e cultura, ma non un principe azzurro. Per Melania, però, tutto cambia in un giorno di maggio, in cui si ritrova a pagare un caffè ad Axel, un giovane straniero atterrato lì da chissà quale altro mondo. Ha un volto da etrusco, ma è svedese. Corre, ma non è in fuga. Stenta a rispondere, ma non perché gli manchino le parole. La bellezza sfacciata di Firenze e il cuore colorato di Melania danno esca al fuoco dell’amore, un calore che a lei scoppia dentro e che lui desidera da sempre. Poi, si sa, la passione si impone sulla vita: perciò, quando Axel deve ritornare in Svezia, Melania decide di seguirlo, lasciando tutto, lavoro, amici, rassicuranti consuetudini e quotidiane certezze. Ma come distinguere il volto del vero Amore, quell’amore che è una tela da tessere insieme? E come non lasciarsi confondere da fantasmi evanescenti e dalla proiezione dei propri sogni? Dopo il successo dei suoi primi due romanzi che scandagliavano i temi delle nuove famiglie e della relazione madre-figlia, Chiara Francini si cimenta in una prova narrativa più ambiziosa percorrendo l’evoluzione di un amore che prende una piega sbagliata, una trappola spietata in cui tante donne cadono accecate da sentimenti sinceri e dai veli dell’autoillusione. Ne scaturisce un racconto magnetico, con un formidabile crescendo drammatico, personaggi convincenti e una prosa originale che definiscono Chiara Francini come una scrittrice vera e matura.

Partendo dal bellissimo libro di Chiara Francini ho deciso questa volta di parlare di “Dipendenza affettiva” ossia quando un uomo o una donna vive la relazione di coppia come condizione necessaria ed indispensabile alla propria “sopravvivenza emotiva”. Melania, la protagonista di Un anno felice, è l’esempio lampante di chi in una relazione affettiva mette al primo posto il partner senza riuscire neanche a percepire i propri bisogni, le proprie convinzioni, i propri interessi fino ad arrivare ad annullare se stessa per l’altro.

“La dipendenza affettiva è una condizione relazionale/ sentimentale negativa e disfunzionale ed e’ caratterizzata da una mancanza di equilibrio affettivo e di scambio reciproco concreto nella coppia.”

La dipendenza affettiva non rientra tra i disturbi mentali diagnosticati nel DSM-5, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, essa infatti viene classificata tra le “New Addiction”, ossia le nuove dipendenze di tipo comportamentale, tra cui troviamo la dipendenza da sesso, la dipendenza da Internet, la dipendenza da lavoro, il gioco d’azzardo patologico, la dipendenza da sport, lo shopping compulsivo. Per esempio, le normali manifestazioni negative che l’amante prova nella lontananza del partner iniziano a diventare non normali quando l’eccesso di dipendenza danneggia in modo significativo le attività del soggetto rimasto solo. Sono da considerare non normali o addirittura patologici i casi in cui, in caso di allontanamento dal partner, si verificano i due seguenti criteri:
a) il soggetto rinuncia a una parte della sua autonomia decisionale, di critica e di giudizio, perché ha delegato queste capacità alla persona da cui è dipendente;
b) il soggetto dipendente rischia continuamente di veder svanire il suo stato di benessere quando non ha la possibilità di mantenere un rapporto continuativo con la persona da cui è dipendente.
Un certo grado di dipendenza dal partner fa parte di ogni storia d’amore, soprattutto nella fase iniziale, quella dell’innamoramento, caratterizzata da un forte senso di intimità e passione, in cui il senso di fusione è particolarmente forte. Alcuni autori descrivono la presenza, in individui in fase di amore romantico, di sintomi caratteristici dei disturbi di dipendenza, tra cui desiderio, euforia, tolleranza, dipendenze emotiva e fisica, ritiro e ricaduta.
Quando le caratteristiche più dipendenti diventano necessità assolute, il rischio è di cadere nel versante più disfunzionale del legame amoroso, quello della dipendenza affettiva patologica. La possibilità di andare oltre la fase dell’innamoramento e di amare l’altro dipende quindi dalla capacità dei membri della coppia di percepirsi e rispettarsi come individui separati mantenendo intatta la propria individualità. Quando invece il vincolo di coppia non permette ai suoi membri di percepire i propri bisogni e desideri fino ad arrivare a reprimere la propria individualità possiamo parlare di love addiction o dipendenza affettiva. E’ ciò che è accaduto a Melania, lei ha lasciato tutti i suoi affetti, il suo lavoro, la sua casa, le sue abitudini per inseguire Axel, il suo amore in Svezia. Ha continuato a vivere con lui nonostante la vita lì fosse molto diversa da quella che viveva a Firenze. Questa frase, secondo me, rappresenta bene il concetto:

“Melania trova il clima, l’ambiente e la posizione della magione l’esatto opposto di ciò che è abituata ad amare, ma si sente amata. Ed è riconoscente per natura”.

Chi è il dipendente affettivo?

Il bisogno di protezione e la scarsa autostima sono le caratteristiche di chi soffre di love addiction, alimentato da credenze secondo cui la propria felicità dipende completamente dalla vicinanza di una persona supportiva. Secondo D. Miller ( 1994) la Dipendenza Affettiva colpisce nella stragrande maggioranza dei casi, superiore al 90%, donne di diverse fasce di età. Queste donne vivono le relazioni amorose alla ricerca di uno stato di fusione con il partner per il quale sono disposte a sacrificare tutti i loro interessi personali, desideri, aspettative, crescita personale e professionale, fino ad arrivare ad annullare se stesse a vantaggio dell’altro. Le aspirazioni personali vengono soppresse a favore di quelle del partner il cui “amore”, affetto e sicurezza affettiva vengono considerati di vitale importanza. Queste donne sono convinte “che i loro bisogni non contano” o che “ non sono degne di essere amate”. La dipendenza affettiva ha le sue radici nell’infanzia, nel rapporto con chi si è preso cura di noi. Coloro che diventano affettivamente dipendenti probabilmente da piccoli hanno compreso di non essere degni d’amore o che i loro bisogni non siano importanti. La persona quindi non sarebbe riuscita durante l’infanzia, a sviluppare una struttura psichica adeguata, a causa di esperienze affettive negative con i caregivers. In questo senso tenderebbe a sopravvalutare in modo irrealistico l’altro, perdendo contatto con la realtà. Spesso i genitori di questi adulti dipendenti sono stati iperprotettivi e limitanti. Tendevano a frustrare il bisogno di gioco e spontaneità, compivano le scelte al posto dei figli. O, contrariamente, possono essere stati troppo permissivi tanto da portare il bambino a costruirsi regole proprie rigide e in contrasto con il resto del mondo.

Dipendenza affettiva, dinamica a due
La dipendenza affettiva al contrario di quanto si potrebbe pensare non è un fenomeno che riguarda una sola persona, ma è una dinamica che si vive in due. Infatti, alle volte il partner del “dipendente affettivo” è una persona problematica, che nasconde la propria dipendenza affettiva con un’altra forma di dipendenza (ad es. cibo, alcol, fumo, internet). In questo caso, i problemi che vive il partner diventano la scusa per dedicarsi totalmente all’altro che appare bisognoso dimenticando la propria individualità e i propri bisogni. In altri casi la persona amata è rifiutante, sfuggente o irraggiungibile. In entrambi i casi avviene una lotta: la dipendenza aumenta con il desiderio di essere amati proprio da colui che non ci ricambia in modo soddisfacente, ed essa cresce in proporzione al rifiuto, anzi se non ci fosse quest’ultimo la dipendenza non durerebbe. Anche questa dinamica è ben presente nel libro della Francini, Axel ha avuto un’infanzia difficile, per questo è scostante, spesso burbero e le sue manifestazioni d’affetto sono centellinate. Melania pur di restargli accanto si fa bastare le sue piccole e scarse manifestazioni d’affetto giustificate, a parer suo, da questo passato difficile.

Come intervenire sulla dipendenza affettiva?La dipendenza affettiva può essere affrontata con l’aiuto di psicologi e psicoterapeuti. La valutazione iniziale è fondamentale per capire i motivi che stanno alla base del proprio disagio ed individuare il problema all’interno della storia di vita del soggetto, identificandone il significato e quantificandone la portata. Ciò permette di individuare anche quali terapie sono più adatte ed in quali combinazioni. Nella maggior parte dei casi, l’approccio alla dipendenza affettiva comporta l’interruzione del rapporto disfunzionale e l’inizio della gestione dell’astinenza, permettendo così l’instaurarsi di normali relazioni sentimentali. A seconda della gravità del quadro clinico, la dipendenza affettiva può essere affrontata in modo efficace con la combinazione di vari approcci terapeutici (psicoterapia, farmaci ecc.).

L'AUTRICE
Chiara Francini è un’attrice e scrittrice toscana. Non parlare con la bocca piena, pubblicato da BUR Biblioteca Univ. Rizzoli nel 2017, è il suo primo romanzo. Nel 2018, sempre per Rizzoli, pubblica Mia madre non lo deve sapere e l’anno successivo scrive Un anno felice.

LIBRI CONSIGLIATI
  • Donne che amano troppo. (2013). Robin Norwood. Feltrinelli
  • Dipendenza e controdipendenza affettiva: dalle passioni scriteriate all’indifferenza vuota. (2015). Massimo Borgioni. Alpes Italia
  • La dipendenza affettiva. Come uscire dalla maledizione di una relazione distruttiva… o almeno migliorarla. (2015). Franco Nanetti. Pendragon.

mercoledì 7 agosto 2019

Segnalazione: Le acque del sonno eterno

Seconda segnalazione: Le acque del sonno eterno, romanzo liberamente ispirato alla tragedia del Vajont di Maria Cristina Pizzuto.

Un romanzo di amore e di speranza, di forza e di destino.
Un inno alla vita ma anche un avviso a non spingersi troppo oltre.
Una storia dell’uomo, sull’uomo e per l’uomo.



Autrice: Maria Cristina Pizzuto
Pagine: 101
Editore: Policromia (PubMe)
Genere: Narrativa
Data di pubblicazione: 17 luglio 2019
Prezzo digitale: € 2,99
Prezzo cartaceo: € 14,00
ISBN: 978-8833663067

SINOSSI

Sara, rimasta orfana a causa di un incidente, è costretta ad andare a vivere al castello del suo austero zio Alberto, in una cittadina chiamata Pomlete. Al suo arrivo è accolta con estrema freddezza ma, con il passare dei giorni, fa amicizia con Marta, la cuoca, e con Erika, la moglie defuntadello zio. Saranno proprio lo spirito di Erika e la pazienza di Sara a sciogliere il cuore arido e indurito di Alberto, trasformandolo in una persona cordiale e amabile. Nonostante i ripetuti moniti di Erika di stare Quarta di copertina lontana dall’acqua, Sara deciderà di trasferirsi in un paesino nei pressi di una diga, dove troverà la sua indipendenza e l’amore al fianco di Francesco, fino al fatidico giorno in cui la diga riverserà le sue acque sul centro abitato, trasformando le loro vite per sempre...
Questo racconto vuole ricordare il disastro provocato dalla rottura della diga del Vajont, che in una sola notte ha causato mille e novecento morti. Tragedia che poteva essere evitata e che ha causato danni all’ambiente e alle persone, devastando un intero paese. Sebbene la narrazione sia puramente fantastica, vuole mettere in risalto come vite diverse vengano spezzate in poco tempo, per motivi futili e prese di posizione politico-economiche. Questa storia è stata scritta per non dimenticare, per sottolineare che la superficialità umana spesso portaalla distruzione di vite, gremite di desideri ed emozioni. L’Uomo diventa, qui, il dio di se stesso. Un suo errore può varcare il limite della vita e della morte, ed egli si fa autore di misfatti che potrebbero benissimo essere evitati. È un urlo a chiunque possa decidere delle sorti dell’umanità a essere più responsabile in ciò che si fa e si esercita, a prescindere dai giri economici e di potere. “Le acque del sonno eterno” vuole implorare tutti gli uomini a imparare dai nostri stessi errori. Sbagli che hanno portato a catastrofiche conseguenze spezzando l’esistenza di molte vite umane.

Quando, dopo parecchio tempo, le acque si calmarono e i suoi occhi cercarono all’orizzonte il corpo di Sara, non vide niente. Sembrava essere stata inghiottita dalla furia dell’acqua.

Segnalazione: Call Shadow

Prima segnalazione di giornata: Call Shadow, il romance suspense di Cristina Rotoloni in uscita il 4 settembre.




Autore: Cristina Rotoloni
Editore: Self-publishing
Pagine: 380
Data di pubblicazione: 4 Settembre 2019
Genere: Romance Suspense
Link preorderAmazon

SINOSSI

Call Shadow, l'ombra che ti minaccia nella notte, non ha paura di morire. Non lascia spazio ai sentimenti. Il suo lavoro è la sua vita e uccidere gli riesce bene. L'incontro con Annie farà vacillare le sue certezze e la sua esistenza non sarà più la stessa. Dovrà decidere se cedere al cuore o restare di ghiaccio. Le ombre non si possono ingabbiare, ma Call dovrà fare i conti con la passione e due occhi color cenere che guardano in faccia e senza paura la morte. 
Può una donna arginare la tempesta? 
"Sta all'acqua decidere se lasciare il segno o adattarsi."





#30 La vita vera

Buongiorno, grazie alla collaborazione con thrillernord ho potuto leggere La vita vera, il romanzo d'esordio davvero profondo e d'impatto dell'autrice Adeline Dieudonnè.



Autore: Adeline Dieudonnè
Editore: Solferino
Pagine: 220
Data di pubblicazione: 17 gennaio 2019
Genere: Romanzo di formazione

SINOSSI

Tra i prefabbricati del Demo, c’è una casa che non è uguale a tutte le altre. Ha quattro stanze, una per i genitori, una per la sorella, una per il fratello e una per i cadaveri. È qui che lei, la sorella, una ragazzina di dieci anni, deve combattere con i mostri che la circondano: suo padre, violento e rivoltante, sua madre, inconsistente come un’ameba. E poi ci sono gli animali impagliati che abitano nella «stanza dei cadaveri», frutto della forsennata passione paterna per la caccia, quasi animati da vita propria. Tutto nello squallore del Demo sembra trasformarsi in una feroce mattanza, persino l’abitudine di prendere un gelato dal carretto che suona il Valzer dei fiori. E questa violenza penetra in Gilles, il fratellino adorato, e lo trasforma: la sua testa si riempie di «parassiti » e la dolcezza di sua sorella non riesce più a riscaldarlo. Ma lei non cede: con un’ostinazione incrollabile, fa appello a tutte le sue energie per salvarlo, non importa a che prezzo.

La protagonista di La vita vera è solo una bambina di dieci anni ma fa da mamma al proprio fratellino Gilles di sei. Lo coccola, lo fa divertire, lo protegge e cerca di distrarlo dalla miserabile vita che deve vivere a causa di coloro che gli sono capitati come genitori.
Il padre “era un uomo immenso, con le spalle larghe, la stazza da squartatore. Mani da gigante. Mani che avrebbero potuto decapitare un pulcino come si stappa una bottiglia di Coca. Oltre alla caccia, mio padre nella vita aveva due passioni: la tv e il whisky. E quando non era occupato a cercare animali da ammazzare ai quattro angoli del pianeta, collegava la tv a due casse che erano costate quanto un’utilitaria, la bottiglia di Glenfiddich a portata di mano.”
Il padre è violento, picchia la moglie per scaricare la propria rabbia.
La madre “aveva una paura matta di mio padre. […] Era una tipa magra, con lunghi capelli flosci. Non so se esistesse prima di incontrarlo. Suppongo di si. Doveva assomigliare a una forma di vita primitiva, unicellulare, vagamente traslucida. Un’ameba. Un ectoplasma, un endoplasma, un nucleo e un vacuolo digestivo. E negli anni a contatto con mio padre, quel nonnulla si era a poco a poco riempito di paura.” La madre dedica tutte le sue attenzioni alle piante e agli animali, soprattutto le caprette che hanno nel cortile di casa. La casa è la più grande del Demo, un quartiere degradato costituito da prefabbricati tutti uguali “allineati come pietre tombali“.
La casa ha quattro camere, una per i genitori, una per lei, una per il fratellino e una per i cadaveri, ossia gli animali impagliati trofei di caccia del padre. Tra gli animali spunta una iena che avrà un ruolo cruciale nella vita dei due bambini.
La vita in quella casa è davvero difficile, i bambini sono abbandonati a loro stessi, la madre non ha le forze per occuparsi di loro e i bambini cercano di cavarsela come meglio possono nonostante le continue scene di violenza che hanno luogo soprattutto durante i pasti e alle quali assistono.
“Da noi i pasti in famiglia somigliavano a una punizione, a un gran boccale di piscio che ci toccava bere tutti i giorni”.
Gilles forse perché più piccolo sembra accusare maggiormente della situazione famigliare e quando diventa spettatore insieme alla sorella di un incidente in cui è coinvolto il gelataio del quartiere subisce poco a poco una trasformazione. La sorella è l’unica a vedere nel suo sguardo qualcosa di diverso, secondo lei la testa del fratello è stata infestata dai parassiti, i parassiti della violenza e il suo unico scopo è e sarà quello di non permettere ai parassiti di prendere il sopravvento nella testa del suo adorato fratellino.
Ci riuscirà?
“Ma non potevo accettare di passare la vita a guardare i parassiti mangiare il cervello del mio fratellino. Di perderlo per sempre. A costo di dedicarci tutta la mia esistenza, avrei cambiato le cose. O sarei morta. Non c’era altra soluzione”.
La vita vera è il racconto di due fratellini che devono fare i conti con la violenza domestica e di come ognuno reagisce a modo proprio a questa violenza. La protagonista non si abbatte, non vuole arrendersi come la madre “ameba” e diventare anche lei a sua volta una vittima vuota e senza personalità. Per salvare il fratellino Gilles dai parassiti decide di studiare la scienza, prende lezioni private da un professore che paga facendo la babysitter.
Non si abbatte e lotta con tutte le sue forze. Si innamora e si nutre degli istanti con colui che ama, si aggrappa a quei momenti e li tiene impressi nella mente e nelle viscere perché in fin dei conti è una bambina e ha bisogno anche lei di affetto. Gilles forse perché più piccolo non ha la stessa forza di reagire della sorella, si lascia andare al male, ne viene annientato e ne diventa vittima anche lui.
L’autrice ha una capacità strabiliante di descrivere la vita dei due fratellini, racconta per mezzo della sua protagonista cosa voglia dire vivere nella violenza. La penna della Dieudonnè è affilata, diretta, senza fronzoli, le sue parole spesso sono laceranti, creano un vuoto nel lettore che non può non appassionarsi alla storia e soffrire per ciò che legge.
Ciò che fa più male è sapere che ciò che leggiamo può essere benissimo la storia di altri bambini, di bambini veri, in carne e ossa.
Quanti bambini sono spettatori di violenza in casa?
Quanti fratelli seppur piccoli devono fare da madre o da padre ai fratelli più piccoli?
Tanti, troppi. Proprio per questo La vita vera è un libro assolutamente da leggere perché tutti noi dobbiamo essere a conoscenza dell’impatto che ha la violenza domestica. Io non riuscivo a staccarmi dalle pagine perché volevo, dovevo sapere se c’era speranza per i due bambini, la speranza di un futuro migliore, senza violenza.


💔💔💔💔💔/5💔

L'AUTRICE

Con il suo primo racconto, Amarula, ha vinto il Grand Prix du concours de la Fédération Wallonie-Bruxelles, nel 2017. Nello stesso anno ha scritto e interpretato la pièce teatrale Bonobo Moussaka e pubblicato il racconto Seule dans le noir. La vita vera (Solferino 2019) è il suo primo romanzo ed è stato la rivelazione dell’ultima stagione letteraria francese: celebrato dalla critica, è da mesi in testa alle classifiche e si è aggiudicato prestigiosi riconoscimenti, tra cui il Premio FNAC 2018 e il Premio Renaudot des Lycéens.

Un regalo sotto l'albero: Adrenalin di Emma Altieri

Un regalo sotto l'albero: Adrenalin di Emma Altieri Ryan sta per realizzare il suo sogno: correre per la Ducati Corse. Q...